Vivere in un paesino di provincia ha i suoi vantaggi: tranquillità, ritmi lenti e profumo di concime che arriva dritto dai campi. Tutto bello, finché non ti sale la voglia di fare qualcosa di diverso dal solito.
Se vuoi fare un aperitivo, hai il classico bar. Se vuoi mangiare qualcosa in pausa pranzo, hai il kebab shop o l’osteria, belli unti e con un abbiocco pomeridiano incluso nel prezzo. Ma se vuoi stare in un posto carino e rilassato per fare due chiacchiere e stuzzicare qualcosa? L’alternativa è prendere la macchina e macinare chilometri (sempre che tu non sia già fuori orario).
Da questa mancanza è partita l’idea di Giada: creare un locale che a lei – e a chi vive il paese come lei – offrisse un’alternativa fuori dal comune. Un posto “spettinato”, accessibile a tutti, dove la cucina è semplice e l’esperienza è genuina.
Io ovviamente non ho resistito, e Giada ci ha messo la pazienza di farsi usare (con gentilezza) come cavia per un progetto di brand identity costruito da zero: naming, posizionamento, sistema visivo. Mi sono concentrata sull’esplorazione del linguaggio visivo e sugli elementi di comunicazione, con un obiettivo ben chiaro: portare la polpetta – semplice e alla portata di tutti – in un locale che diventa un punto di riferimento dove sentirsi a casa. E sì, le ciabatte sono ben accette.
Questo concept ha due pilastri principali: cibo semplice e condivisione.
La chiave dell’unione tra i due sta nella forma: il cibo a pallina. Le polpette naturalmente sono le regine indiscusse – sono semplici, le mangi con le mani inzozzandoti per bene, e non si prendono troppo sul serio. Tutto il menu segue la stessa logica tondeggiante: cheese balls, olive all’ascolana, bubble tea. Insomma, roba buona che non si mangia con il servizio della nonna.
Il vero collante, però, è la community. Che tu venga per un aperitivo con gli amici o per uno degli eventi creativi organizzati dal locale, l’atmosfera è sempre la stessa: quella di casa di un amico. Dalla famiglia in cerca di una pausa al muratore sporco di malta per un pranzo al volo, qui dentro c’è posto per tutti.
Prima di disegnare qualsiasi cosa, serviva un nome per la nostra creatura.
Ho provato con PolpEat: diretto, scattante, quasi dialettale nella pronuncia. Carino si, ma sapeva troppo di catena da centro commerciale – l’esatto contrario del calore che il locale doveva trasmettere.
Poi è arrivato Che Due Polpette!, il vincitore: non solo descrive letteralmente cosa vende, ma riprende anche un’esclamazione che si usa già nel linguaggio comune: puoi usarla per lamentarti o per esprimere entusiasmo, funziona sempre.
Il logotipo usa il carattere tipografico Tanker, un font spesso e compatto che comunica solidità e presenza decisa, reso però più morbido e accogliente da bordi molto arrotondati. Racconta il ruolo del locale nella community: un posto attivo, presente, che organizza eventi e workshop e non si limita a servire piatti. Le lettere, accostate e leggermente inclinate per dare movimento, creano una specie di “rete” visiva, che richiama l’idea di unione e condivisione, la stessa che si respira dentro al locale.
La protagonista del sistema visivo è la O: nata dal punto del font, non è perfettamente rotonda né regolare, varia proprio come le polpette fatte a mano, e come i clienti del locale.
La palette riprende i colori classici del settore food – rosso e giallo – ma li reinterpreta: il giallo si stempera in un tono quasi pastello, mentre il rosso resta acceso e diretto, in un contrasto che vuole allontanarsi dall’estetica delle grandi catene. Il viola spinge oltre: crea attrito, dà quell’anima pop e un po’ fuori registro che si sposa perfettamente con lo spirito del brand.
Anche il linguaggio usato nella comunicazione segue lo stesso principio: slogan e frasi schiette, dirette, che parlano al cliente come farebbe un amico di vecchia data, che invitano alla leggerezza e al divertimento.
Non sappiamo ancora se Giada aprirà mai davvero questo locale, ma intanto parte già avvantaggiata: ha già un nome e una personalità forte per la comunicazione del suo locale.
Ed è questo il bello di un buon progetto di branding: anche prima di tagliare il nastro, il locale esiste già nella sua voce, nei colori, negli elementi che lo contraddistinguono. Perché un brand che funziona parte sempre dal capire chi è. Il resto, come le polpette, verrà durante la cottura.
Momento trasparenza: in questo progetto l’Intelligenza Artificiale mi ha dato una mano a rivedere i testi, per forma e struttura, e a realizzare alcuni mockup e fotografie. I contenuti, l’idea, lo sviluppo e tutta la natura del progetto restano opera mia. 🙂