Dicono che il cliente peggiore per un designer sia se stesso, e io non faccio eccezione. Il personal rebranding è complicato: la linea tra gusto personale e ciò che comunica valore è sottile e, a volte, un po’ sfocata.
Ho scelto quindi di sdoppiarmi, vestendo contemporaneamente i panni della cliente e quelli della designer, ponendomi le stesse domande che avrei fatto a chiunque altro cliente: cosa racconta questo logo? A chi sta parlando? E, soprattutto, cosa non sta funzionando?
Il vecchio logo era fermo al 2020 – anno noto ai più per una pandemia globale, a me anche per una laurea presa senza la soddisfazione di una cerimonia dal vivo (sob).
Al di là dell’affetto accumulato, il problema era strutturale: terminazioni non uniformi, spaziature casuali, forme incoerenti tra loro, elementi senza respiro. Un logo che raccontava un momento, non una direzione.
Il vero nodo era però di identità: non rifletteva più la professionista che sono diventata e non aveva sistema, né nessuna logica estendibile oltre il segno singolo.
L’obiettivo, quindi, era costruire qualcosa che facesse convergere due binari che fino ad allora correvano paralleli: il rigore del digital design e l’empatia dell’illustrazione. In aggiunta, anche il tono con cui presentarmi: professionale ma accessibile, con una giusta dose d’ironia.
Tutto è iniziato dai bozzetti su carta. Ho riempito pagine cercando di far danzare le mie iniziali, la L e la Z (ma va?), in un flusso armonico, esplorando come potessero sfumare l’una nell’altra nelle loro versioni calligrafiche, fino a diventare un simbolo unico.
Il pallino centrale era nell’idea sin dall’inizio, ed è diventato il punto di equilibrio che regge l’intera composizione: il nucleo dove la mia mano di illustratrice incontra la mia testa di designer.
Per la palette, cercavo un patto tra tecnologia e comfort visivo. Il blu navy – profondo, affidabile, il mio colore – in due varianti di intensità per gestire card e alternanza di sfondi. Il crema al posto del bianco puro per un tocco più materico ed editoriale, che riduce lo stress visivo nella navigazione online. La salvia, infine, come accent color discreto: guida le interazioni senza sovrastare, e dà vivacità alle illustrazioni custom.
#F4F1EA
#0E2947
#4062A1
#DBE4E9
#79AD9B
Siccome un’identità visiva non finisce con un logo, ho costruito un sistema di elementi grafici proprietari e asset narrativi coerenti con il marchio, per accompagnare i testi e rendere l’interfaccia parlante.
Il passaggio finale è stato il sito: il posto dove il sistema prende forma. Layout pulito, spazi ampi, animazioni fluide. L’intenzione era che la navigazione rispecchiasse lo stesso equilibrio cercato nel logo: precisa nella struttura, leggera nell’esperienza.
Momento trasparenza: in questo progetto l’Intelligenza Artificiale mi ha dato una mano a rivedere i testi, per forma e struttura, e a realizzare alcuni mockup e fotografie. I contenuti, l’idea, lo sviluppo e tutta la natura del progetto restano opera mia. 🙂